giovedì 2 febbraio 2012

2012, morto un Mondo...

Chi li amava per il loro osare, probabilmente con questo disco storcerà il naso per l'immediatezza che per la prima volta caratterizza il lavoro di una delle band più politicamente impegnate dell'ultimo decennio, Il Teatro degli Orrori. Immediatezza che solitamente gioca a sfavore di un disco che, quando ti colpisce al punto da risentirlo più volte e ripetutamente in un solo giorno, è più facile che venga a noia rispetto a un disco che cresce di ascolto in ascolto. In questo caso però parliamo di un'immediatezza che non cade nella banalità pop, ma che comunque ha la stessa efficacia. Durante l’ascolto de Il Mondo Nuovo si capisce che la band non si è certo snaturata, ma al contempo che in tutte le 16 storie messe in musica, dove Capovilla and co. parlano di un argomento così delicato ai giorni nostri come quello dell’immigrazione, sembra quasi ci sia il tentativo di far arrivare subito il messaggio, senza girarci attorno con dei testi troppo elaborati come è successo con i precedenti due lavori in studio. Il messaggio c'è, ed arriva. Per lo meno, a me è arrivato. Forte e chiaro! Una gran bella conferma che apre le danze della discografia (rilevante) Made in Italy in questo 2012.

giovedì 19 gennaio 2012

Where is the future?

Where is the future that was promised us?
Where is the future for everyone?
Where is our future of fun?
I'm sick to death of this one.
I want a world run by giant brains,
instead of small-minded arrogant fools.

domenica 15 gennaio 2012

A.D.C.

L'altro giorno, imbattendomi in un post su Fard Rock che parlava del tentativo di immettere di nuovo sul mercato le ormai defunte musicassette, sono entrato in un trip nostalgico fatto di ricordi, suoni e odori che andavano a completare il pensiero espresso un post fa quando parlavo del pezzo contenuto nel primo disco dei Nirvana.

Ad essere sincero, io della "cassettina" ne sento la mancanza. Il ricordo di questo supporto audio mi riporta indietro di almeno vent'anni, quando le ascoltavo in macchina con mio padre durante i lunghi tragitti (storico l'arrivo a casa del primo mangiacassette autoreverse), quando le ascoltavo nel walkman con le cuffiette nel tragitto casa/scuola e, per questo motivo, spesso passavo interi pomeriggi di START/PAUSA davanti al ricavato archeologico / hi-fi di casa a trasferirle dentro da CD le mie canzoni preferite, a studiare le tracklist affinché le canzoni stessero bene una dopo l'altra e soprattutto che i tempi delle stesse andassero a coprire perfettamente i 30/45 minuti a disposizione per ogni lato, senza lasciare buchi, o peggio, che il nastro finisse a metà dell'ultima canzone. Vuoi mettere la soddisfazione di unire una passione, come quella dell'ascoltar musica, alla fisicità della cosa? Oggi, a parer mio, con l'avvento dell'mp3, non c'è più lo stesso gusto nel farlo. C'è un ascolto molto più distratto. Purtroppo l'immediatezza di un file compresso fa si che sia una macchina a dirti quanto duri un pezzo e non una nota di copertina (conseguente è la diseducazione all'acquisto dei dischi che si amano), fa si che si che durante la registrazione su CD tu non possa ascoltare ciò che registri. Parliamo di un ascolto in meno, ok, ma non solo. Parliamo di una staticità alla base che ti fa perdere il piacere di ascoltare e provar gusto nel farlo. Diciamo che una compilation home made su cassetta dava molte più soddisfazioni di quelle che si fanno oggi su CD o sugli ormai comuni lettori mp3.

Altro motivo per il quale sento la mancanza della cassettina è il suo suono, molto diverso rispetto a quello degli agli altri formati e riconoscibilissimo. Ti accorgi di stare ascoltando un vinile per l'inconfondibile scricchiolio della polvere sotto la puntina e la sua rotondità sonora, il CD per la pulizia dei suoni e la riproduzione impeccabile, mentre la cassettina la riconosci per i suoi bassi ruvidi e marcati e una riproduzione che, a causa del peso della bobina, va rallentando durante l'esecuzione. Ma ci stava! Chi ascoltava la cassettina lo faceva perché ai tempi era il metodo più comodo, non il più fedele. Però a me quel tipo di suono lì piaceva un sacco. Alcune canzoni, ascoltati oggi su CD, mi fanno rimpiangere il vecchio formato su nastro. Bleach dei Nirvana, per esempio, suona da dio su cassetta, forse meglio di qualsiasi altro formato. Molto probabilmente perché quel sound lì è nato per suonare con quel tipo di supporto. Come per i Nirvana, lo stesso discorso andrebbe fatto anche per band come Pixies, Mudhoney, Sonic Youth... senza escluere tutti i gruppi della new wave o rap anni '80 come i The Cure, i Beastie Boys e i Run DMC che con quella forte impronta lasciata da strumenti come il basso e la batteria su cassetta erano perfetti.

La cassettina, anche grazie all’esplosione dei network radiofonici privati, è il dipinto perfetto di un’epoca. Più del vinile, se ci pensate bene. Con l’avvento dell’mp3, appunto, un suo ritorno sul mercato è infattibile. Che siano molto più affidabili i CD e che i Vinili abbiano più fascino lo sanno tutti, non ve lo devo certo dire io, ma i tempi della cassettina erano i tempi della passione sfegatata per tutto ciò che girava attorno all’alta fedeltà. Per la sua imprevidibilità, appunto, e per la sua imprecisione che ti faceva badare molto di più a quello che stavi ascoltando. Le cassette le abbiamo amate ed odiate tutti quanti e si sa, quando una cosa - sia nel bene che nel male - ti emoziona… non c’è storia. O meglio, fa la storia.

lunedì 9 gennaio 2012

C'è un tempo per ricordare, uno per lamentarsi e uno per lamentarsi di un ricordo.


Con il semplice ascolto di questa canzone riesco a sentire ancora l'odore di nafta provenire dal tubo di scarico del bus perso, la fatica provata nel ritornare a piedi a casa dal lavoro in quelle mattine umide di Novembre.

Si, una volta lavoravo anche io.
Una volta.

Walkman e acido lattico.

Finire di lavorare alle 10.00 del mattino, dopo sole tre ore, arrivare a casa alle 12.00 e alle 13.00 ritornare da dov'ero arrivato.

Bei tempi?
Senza ombra di dubbio.

venerdì 23 dicembre 2011

Spinning around a Ten... in 2011

Eccovi la mia personalissima lista e, badate, non classifica, dei dieci dischi che ho avuto il piacere di ascoltare più è più volte quest'anno, senza che questi siano rusciti a venirmi a noia. Li ho ascoltati al punto che loro hanno smesso di girare e ho iniziato a farlo io attorno a loro. Ascolti a rotazione, appunto. Le classifiche ho iniziato ad odiarle da un bel pezzo. Quando si parla di musica (ma non  solo) cosa o ti piace o non ti piace, non c'è graduatoria che tenga!

Questi dischi mi sono piaciuti. E basta.



I Marta Sui Tubi con il loro Carne Con Gli Occhi riescono a confezionare uno dei dischi italiani più interessanti dell'anno. Una garanzia nel panorama musicale indipendente del nostro paese. Testi come sempre molto impegnati, poetici e geniali interpretati da un Giovanni Gulino campione mondiale di scioglilingua. Roba da far impallidire qualsiasi rapper, e con una padronanza della melodia che lascia di stucco. Il resto della band non è da meno e riesce a confezionare un disco molto semplice di primo acchito, che però all'orecchio attento dell'ascoltatore risulterà suonare in maniera impeccabile e con molto, molto talento da parte dei musicisti che pur essendo in tre, fanno il lavoro di mille. [PROVARE PER CREDERE]

Che i Foo Fighters fossero una macchina da guerra in ambito rock lo si sapeva già, ma, nonostante il loro successo planetario, i loro milioni di dischi venduti, i loro numerosi successi commerciali, in pochi si sarebbero immaginati un lavoro del genere. Completamente registrato in analogico su bobina, senza l'aiuto di computer o apparecchi digitali nel garage di Dave Grohl, Wasting Light, oltre ad essere un lavoro molto ambizioso che si avvicina tantissimo all'essenza di un genere che in molti danno per morto da decenni, non fa assolutamente rimpiangere i capitoli precedenti della band. [RIUSCITISSIMO] 

Devo ammetterlo, il mio primo parere sull'ultima fatica dei Verdena, WOW, non era proprio lusinghiero. "Troppo prolisso, troppi riempitivi, troppa carne sul fuoco"... ma, sapete, si può cambiare idea. E io l'ho cambiata! Questo disco è si troppo lungo per i miei gusti, ma assolutamente ben fatto. Un doppio CD/LP molto ambizioso per la band bergamasca, ma che riassume tutta la loro essenza pop rock con alcuni brani molto delicati e intimisti e altri decisamente più hard con una batteria che non ti molla un attimo e linee di basso assassine. Devo ammettere di aver cambiato idea sul lavoro nel momento in cui sono riuscito ad ascoltare il tutto su vinile, tanto da pensare che sia stato concepito e prodotto appositamente per questo tipo di supporto. Il suono guadagna parecchio rispetto alla versione su CD. [RIVALUTATI]

I Social Distortion per me sono 'LA' certezza. Mike Ness e soci son sempre stati famosi per i loro tempi biblici in materia di pubblicazioni, ma al tempo stesso sai benissimo che fra le mani non puoi non avere altro che un disco che non ti pentirai mai di aver comprato. Hard Times and Nursery Rhymes colpisce nel segno, amore fin dal primo ascolto! Un mix di punk, rock 'n' roll e blues che si fa ascoltare con estremo piacere e con nessun motivo per skippare una canzone in favore ad un'alta. Si ascolta tutto d'un fiato. E con gli occhiali da sole, ovvio! Piccole conferme. [NECESSARIO]

Quando pensi che il cantautorato italiano sia ormai morto, ecco che arrivano "I" Paolo Benvegnù che con il loro ultimo disco ti prendono per mano e ti portano nel magico mondo di Hermann. Nonostante ai più siano sconosciuti, quella di cui stiamo parlando è una delle migliori realtà musicali al quale il nostro paese abbia dato i natali. Testi magnifici, melodie che ti si piantano in testa come se niente fosse e una voce, quella di Paolo, che è di un bello che commuove. Peccato sia conosciuto da pochi, che le radio lo snobbino e che il nostro sia un paese dove se non sei il Vasco 'cliché' Rossi di turno non sei nessuno. [IMPRESCINDIBILE]

Senza John Frusciante li davano per spacciati, ma con I'm With You i Red Hot Chili Peppers son tornati alla ribalta con un disco molto atteso che riporta un po' di curiosità  all'ascoltatore che dopo gli ultimi due lavori li aveva un po' abbandonati per concedersi ad altri lidi musicali. Siamo di fronte a un buon disco pop rock con molte di quelle sfumature funk che son state per anni il loro marchio di fabbrica, quello che te li faceva riconoscere subito, fin dai primi secondi d'ascolto, e con un chitarrista nuovo, Josh Klinghoffer, che porta una ventata d'aria fresca nel repertorio musicale dei peperoncini. Non il loro miglior lavoro, ma di sicuro il più ispirato dopo Californication del 1999. [CHI NON MUORE SI RI-SENTE]

Con  gli Incubus avevo chiuso da parecchio tempo per causa di forza maggiore, ma con la loro ultima fatica in studio, If Not Now, When? son tornati a far breccia nel mio cuore. Un disco molto pacato quello della band di Brandon Boyd che ti fa pensare al repentino cambio di direzione musicale. Fin  dal primo pezzo, la title-track, si capisce che i tempi in cui facevano del crossover il loro marchio di fabbrica son finiti. Persino Chris Kilmore è passato dall'essere il DJ a l'essere il polistrumentista della band. Undici tracce di buon pop rock suonato in maniera impeccablie, come solo i cinque californiani sanno fare. [RITORNO DI FIAMMA]

Dopo ben tre scioglimenti e altrettante reunion, ecco riapparire di nuovo la band che ha tra i fondatori l'inventore del festival più fico dell'universo: il Lollapalooza. Tornano i Jane's Addiction signori, e lo fanno con un disco, The Great Escape Artist. Undici tracce che fanno tutto tranne che ricordarti il tempo che fu e cosa son stati i quattro musicisti di L.A. sul  finire degli anni '80. Niente funk,  niente violenza e  niente surf.  A parte la copertina del disco, al nome della band siamo di fronte a un disco che  con il sound che ha reso storici i nomi di Perry Farrell, Dave Navarro e Stephen Perkins non c'entra nulla, ma che comunque riesce a piacere perché, nonostante le premesse, questi tre sanno ancora fare buona musica. [PRESCINDIBILI, MA CON LE PALLE]

Che gli Oasis mi siano sempre stati sulle balle è un fatto noto, ma che tra i due fratelli Gallagher io abbia comunque sempre amato quello buono non c'è dubbio alcuno. Quando ho saputo del progetto Noel Gallagher's High Flying Birds ho fatto i salti di gioia. Ho sempre sognato un disco intero scritto e cantato da Noel, la vera anima compositiva della band di Manchester. Appena uscito nei negozi, mi son fiondato a comprare questo lavoro e fin dal primo ascolto ho capito che finalmente si iniziava a ragionare. Non è un disco semplice, non mi ha fatto impazzire fin da subito, ma ha avuto la capacità che solo i migliori lavori possono avere: è cresciuto di ascolto in ascolto. [LA SPERANZA E' SEMPRE L'ULTIMA A MORIRE]

Quest'anno è stato anche l'anno delle scoperte tardive e, in questo caso, il gruppo che esiste da almeno un decennio ma del quale scopro l'esistenza solo ora, è quello dei The Black Keys. Con un singolo  passato in ogni radio come Lonely Boy, sarebbe stato difficile non accorgersi di loro questa volta... e infatti è stato proprio così che ci ho sbattuto contro il muso. El Camino è un disco inaspettato e travolgente per quanto mi riguarda e, se posso, vi consigliere di comprarlo in formato LP e di seguire il consiglio riportato sul bollino adesivo in copertina. [PLAY LOUD!]