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venerdì 14 settembre 2012

Waiting Room

Sitting outside of town,
everybody's always down
because they can't get up.

But I won't sit idly by,
I'm planning a big surprise:
I'm gonna fight
for what I want to be
and I won't make
the same mistakes,
because I know
how much time that wastes.

Function is the key
inside the waiting room.

domenica 26 febbraio 2012

Cromatica

"Dove il ROSSO e il BLU si accarezzavano,
fu tutto VIOLA per magia.
Quando il GIALLO e il BLU s'intrappolarono,
diventò tutto VERDE fino all'orizzonte.
GIALLO e ROSSO, senza ipocrisia,
decisero di entrare l'uno dentro l'altro
perché ARANCIONE dentro la voglia cresceva in sè.
Quando si trovarono di fronte, il VERDE e il VIOLA,
riconobbero una sfumatura BLU.
BIANCHE nuvole di notte esplosero nel vento,
che ne fece un grande cielo AZZURRO.
La luce prese il fiato da un respiro ROSA e poi lo regalò
a quegli amanti che si nascondevano in un cuore NERO.
La luce il cielo scoperchiò e accese tutto per vedere se
ci sia sempre bisogno di un perché... per far l'amore.
Quando la cercarono, la luce fece un grande salto e fuggì via,
ROSSO e GIALLO andarono e al loro posto c'era solo un fuoco spento.
Dov'era VERDE ora è solo erba finta
che viola l'equilibrio dell'incanto.
Il BLU annegò in un grande mare tutto BIANCO,
la luce prese il fiato da un respiro ROSA e poi lo regalò
a quegli amanti che si nascondevano in un cuore NERO.
La luce il cielo scoperchiò e accese tutto per vedere se
ci sia sempre bisogno di un perché... per far l'amore."

mercoledì 22 febbraio 2012

Sole, cuore e amore.

In questa interessante intervista rilasciata dal cantante de Il Teatro degli Orrori ai tempi della promozione del loro secondo disco, A Sangue Freddo, è molto chiaro il punto di vista su quella che è la scena musicale indipendente (e non), lo stereotipo di rock star e la politica vista con gli occhi di chi fa di tutto per parlarne tramite un mezzo che molti sottovalutano: la canzone. Punto di vista, quello di Capovilla, nei confronti di una musica e di una scena musicale come quella italiana che sottovaluta l'impatto, la potenza comunicativa della propria lingua.

Sfido chiunque oggi a non condividere questo suo punto di vista, anche da non appassionato di musica, anche a distanza di due anni, con una scena politica nel frattempo ribaltata e una situazione umanitatia che pare possa solo peggiorare. A meno che la gente non si dia la famosa e fantomatica svegliata.

Insomma... Sole, cuore e amore non funzionano più, è ora di aprire occhi, ma soprattutto le orecchie!




Pierpaolo CapovillaVenezia, 30 Maggio 2010


giovedì 16 febbraio 2012

Martino

"Se mi guardi negli occhi
io non guardo per terra, non guardo la TV.
Stringo amicizia CON CHI CAZZO MI PARE!
Guido con prudenza e, moderatamente, bevo.

Se mi tocchi, il cuore io te lo porto via.
In discoteca non ci vado mai,
faccio all'amore con chi voglio io.
Prudentemente guido e, moderatamente, bevo.
Ma se mi fai incazzare, mi arrabbio per davvero!

Io sono il cielo blu,
sono il suo temporale.
Io sono il mondo intero!
Sono il cominciamento,
sono la fine di ogni cosa.
L'orizzonte?
Sono io."

giovedì 19 gennaio 2012

Where is the future?

Where is the future that was promised us?
Where is the future for everyone?
Where is our future of fun?
I'm sick to death of this one.
I want a world run by giant brains,
instead of small-minded arrogant fools.

domenica 11 settembre 2011

La ritualità dell'11 settembre.


Questo blog non nasce come un blog politico o che tratta argomenti di cronaca o di sport o affini, e di certo non lo diventerà ora. Questo blog nasce come uno spazio incentrato sul parlare o commentare o condividere quelli che sono i gusti musicali del sottoscritto. Nonostante questo, però. mi sembrava doveroso dare un contributo, seppur non mio, alla vicenda riguardante quello che è la commemorazione di un decennale totalmente discutibile.


Qui di seguito un articolo molto interessante. Buona lettura.


"Sulla retorica del 'siamo tutti americani' che avvolse (e ancora avvolge), l'intero Occidente dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 il filosofo francese Jean Baudrillard scrisse, con crudezza, con lucidità e con coraggio (e ce ne voleva moltissimo in quel momento) "che l'abbiamo sognato quell'evento, che tutti senza eccezioni l'abbiamo sognato - perchè nessuno può non sognare la distruzione di una potenza, una qualsiasi, che sia diventata tanto egemone - è cosa inaccettabile per la coscienza morale dell'Occidente, eppure è stato fatto, un fatto che si misura appunto attraverso la violenza patetica di tutti i discorsi che vorrebbero cancellarlo" ( J. Baudrillard, Lo spirito del terrorismo, 2002).
Per tutta la vita ho sognato che bombardassero New York e non posso essere così disonesto con me stesso e con i lettori da negarlo ora che il fatto è avvenuto. Eppure ho provato anch'io un istintivo orrore per quella carneficina, per quello sventolar di fazzoletti bianchi, per quegli uomini e quelle donne che si buttavano dal centesimo piano. E allora? L'America è una Potenza che da più di mezzo secolo colpisce, con tranquillità e spietata coscienza, nei territori altrui, che negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale ha bombardato a tappeto Lipsia, Dresda, Berlino premeditando di uccidere milioni di civili perché, come dissero esplicitamente i comandi politici e militari statunitensi dell'epoca, bisognava "fiaccare la resistenza del popolo tedesco", che ha sganciato un terrificante, e probabilmente inutile, Bomba su Hiroshima e Nagasaki e che nel dopo guerra ha fatto centinaia di migliaia di vittime innocenti in ogni angolo del pianeta (lo scrittore, americano, Gore Vidal ha contato 250 attacchi militari che gli Stati Uniti hanno sferrato senza essere provocati). L'11 settembre invece gli americani, per la prima volta nella loro storia, venivano colpiti sul proprio territorio. Pensavo che questa tragedia avrebbe insegnato loro qualcosa: l'orrore di vedere le proprie case cadere come castelli di carta, seppellendo uomini, donne, vecchi, bambini, famiglie, affetti. Che gli avrebbe insegnato l'orrore dell'orrore ora che lo avevano vissuto sulla propria pelle. Che gli avrebbe insegnato che anche le vite degli altri hanno un valore, poichè tengono tanto alle proprie. Invece hanno continuato imperterriti. Come prima, peggio di prima. Loro hanno sempre la coscienza tranquilla, le tragedie degli altri non li riguardano, al massimo sono 'effetti collaterali'. Hanno cominciato con l'Afghanistan. Poteva esserci una ragione perchè da quelle parti stava Bin Laden, anche se nessuna inchiesta seria è mai stata fatta per dimostrare che dietro gli attentati alle Twin Tower o quelli del 1998 in Kenya e Tanzania ci fosse effettivamente il Califfo saudita (sarà il motivo per cui il Mullah Omar ne rifiuterà l'estradizione non accettando l'arrogante risposta Usa "Le prove le abbiamo date ai nostri alleati"). Ma dopo dieci anni di occupazione rimangono sul terreno 60 mila vittime civili la maggior parte delle quali provocate dai bombardamenti a casaccio sui villaggi e persino sui matrimoni. A stretto giro di posta è venuta l'aggressione all'Iraq: 650 mila vittime civili.Giuliano Ferrara sul Foglio (6/9) proprio mentre dichiarava di detestare l'iperbole ha definito l'11 settembre "l'attentato più grande e infame della storia". E' solo una delle tante tragedie della storia recente, forse quella che ci ha colpito di più ma non certo la più infame. E io mi rifiuto di piangere ogni anno, ritualmente e a comando, lacrime di coccodrillo per tremila vittime. Rituali che tentano di far entrare nel buio sgabuzzino del dimenticatoio tutte le altre. Che sono milioni."


Massimo Fini


sabato 16 luglio 2011

Lacrime

"Ma io lascio che le cose passino e mi sfiorino,
perché non sono ancora in grado di comprenderle.
Essere deboli in un mare verticale,
sentire quanto i rischi possano aumentare...
E ODIARE PER SENTIRSI VIVI,
PER PERCEPIRE IL SOLO SENSO CHE HA.
E improvvisamente ritornare primitivi,
essere comici e tornare primitivi...
e bere il sangue del nemico
solo per gustarne la diversità"

(Il Mare Verticale, Paolo Benvegnù)



lunedì 28 marzo 2011

Siam tutti buoni con la pazienza degli altri.

C'era un bambino al camposanto
che chiede ai genitori, stanco:
"Dov'è che li hanno seppelliti quelli cattivi?"
Leggendo tutti gli epitaffi
sembravan tutti dei santi,
ma lui, al mondo da poco, aveva capito tutto.

mercoledì 8 dicembre 2010

In loving memory of a Victim of the insane

"I don't expect you to understand
after you caused so much pain,
but then again you're not to blame,
you're just a human, a victim of the insane.
We're afraid of everyone...
afraid of the sun.

The sun will never disappear,
but the world may not have many years."




(John Lennon, 9.10.1940 - 8.12.1980)

lunedì 6 dicembre 2010

111

Si sposarono in estate,
traversarono le contrade
fino ai peschi nel cortile
del podere padronale.

Festeggiarono ad effetto,
si schiantarono nel letto,
poi in viaggio senza stile
sulle spiaggie del grecale.

Lei lo amava in qualche modo
e la vita si assestava così.
Lui la amava più che poco
e la vita proseguiva così.

Con rapidità volgare
presero a farsi del male
e un fanciullo assai vezzoso
venne a farne le molte spese.
Smisero di far l'amore,
smisero anche di scopare,
smisero di dormire insieme
e smisero di chiacchierare.

Lui, imbroglione di tenace infedeltà,
alle bassezze la sua lenta deriva portò.
Lei che lo attese con inquieta lealtà,
dopo tre anni un amore nuovo si trovò.
Un amore nuovo...

Non è stato difficile
raccontare questa storia
di ordinario fallimento coniugale
e non fu esattamente impossibile
accettare per me stesso
l'ipotesi dell'abiezione.
In fondo pensavo "Dovrò fare i conti
con una crescente contrizione,
passando la vita a vergognarmi
per un talento giocato davvero molto male"

Ma quale errore? Quando mi accorsi
di averla uccisa a martellate...

Quale orrore quando mi accorsi
di averla punita massacrandola
a martellate...

Quale orrore...
Ma quale orrore!
Che mostro sono...
e non so neanche farmi fuori da me!

Qualcuno ha voglia di pregare per me?!

(Cristiano Godano, Marlene Kuntz)