Il rock è un genere.
Catalogare in generi le cose ci rende assolutisti.
L'assolutista non ha gusti, ma ideologie.
Le ideologie quasi sempre sfociano in dittatura.
La dittatura è schiavitù.
La schiavitù fa schifo.
Per tutti questi motivi non darò mai più un nome ai miei gusti.
Li farò semplicemente crescere dentro di me senza dare a NESSUNO la possibilità di giudicarmi in base a qualcosa che ascolto, leggo o guardo.
Mi piacciono le cose.
Mi piacciono le persone.
Mi piace tutto quello che può piacermi.
Quindi non mi piace niente.
"He's in love with rock'n'roll, he's in love with gettin' stoned, he's in love with Janie Jones"
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venerdì 30 marzo 2012
sabato 11 febbraio 2012
L'ignoranza (la mia) è una brutta bestia.
Quando si dice cascare dal pero.
Sono anni che ascolto i Nirvana, anni che so che la Love Buzz contenuta nel loro disco d'esordio (Bleach del 1989) è una cover. Sono anche anni che l'ascolto senza però essermi mai documentato al riguardo, ignorando quindi a quale gruppo chiesero in prestito il pezzo. Solo oggi mi son detto "Ma si, ascoltiamo l'originale... son curioso di sapere di chi è e sentire come suona".
Detto, fatto. Sono andato dall'amico YouTube e ho cercato il pezzo. Scopro che è degli Shocking Blue e Wikipedia, altra fedelissima amica, mi dice che sono un gruppo durato meno di un decennio, a cavallo tra '60 e '70, e che le canzoni che li resero celebri furono due: una è la sopracitata Love Buzz rifatta in seguito dai Nirvana...
...l'altra invece è questa.
La cosa mi ha sconvolto. Sappiatelo.
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domenica 15 gennaio 2012
A.D.C.
L'altro giorno, imbattendomi in un post su Fard Rock che parlava del tentativo di immettere di nuovo sul mercato le ormai defunte musicassette, sono entrato in un trip nostalgico fatto di ricordi, suoni e odori che andavano a completare il pensiero espresso un post fa quando parlavo del pezzo contenuto nel primo disco dei Nirvana.
Ad essere sincero, io della "cassettina" ne sento la mancanza. Il ricordo di questo supporto audio mi riporta indietro di almeno vent'anni, quando le ascoltavo in macchina con mio padre durante i lunghi tragitti (storico l'arrivo a casa del primo mangiacassette autoreverse), quando le ascoltavo nel walkman con le cuffiette nel tragitto casa/scuola e, per questo motivo, spesso passavo interi pomeriggi di START/PAUSA davanti al ricavato archeologico / hi-fi di casa a trasferirle dentro da CD le mie canzoni preferite, a studiare le tracklist affinché le canzoni stessero bene una dopo l'altra e soprattutto che i tempi delle stesse andassero a coprire perfettamente i 30/45 minuti a disposizione per ogni lato, senza lasciare buchi, o peggio, che il nastro finisse a metà dell'ultima canzone. Vuoi mettere la soddisfazione di unire una passione, come quella dell'ascoltar musica, alla fisicità della cosa? Oggi, a parer mio, con l'avvento dell'mp3, non c'è più lo stesso gusto nel farlo. C'è un ascolto molto più distratto. Purtroppo l'immediatezza di un file compresso fa si che sia una macchina a dirti quanto duri un pezzo e non una nota di copertina (conseguente è la diseducazione all'acquisto dei dischi che si amano), fa si che si che durante la registrazione su CD tu non possa ascoltare ciò che registri. Parliamo di un ascolto in meno, ok, ma non solo. Parliamo di una staticità alla base che ti fa perdere il piacere di ascoltare e provar gusto nel farlo. Diciamo che una compilation home made su cassetta dava molte più soddisfazioni di quelle che si fanno oggi su CD o sugli ormai comuni lettori mp3.Altro motivo per il quale sento la mancanza della cassettina è il suo suono, molto diverso rispetto a quello degli agli altri formati e riconoscibilissimo. Ti accorgi di stare ascoltando un vinile per l'inconfondibile scricchiolio della polvere sotto la puntina e la sua rotondità sonora, il CD per la pulizia dei suoni e la riproduzione impeccabile, mentre la cassettina la riconosci per i suoi bassi ruvidi e marcati e una riproduzione che, a causa del peso della bobina, va rallentando durante l'esecuzione. Ma ci stava! Chi ascoltava la cassettina lo faceva perché ai tempi era il metodo più comodo, non il più fedele. Però a me quel tipo di suono lì piaceva un sacco. Alcune canzoni, ascoltati oggi su CD, mi fanno rimpiangere il vecchio formato su nastro. Bleach dei Nirvana, per esempio, suona da dio su cassetta, forse meglio di qualsiasi altro formato. Molto probabilmente perché quel sound lì è nato per suonare con quel tipo di supporto. Come per i Nirvana, lo stesso discorso andrebbe fatto anche per band come Pixies, Mudhoney, Sonic Youth... senza escluere tutti i gruppi della new wave o rap anni '80 come i The Cure, i Beastie Boys e i Run DMC che con quella forte impronta lasciata da strumenti come il basso e la batteria su cassetta erano perfetti.
La cassettina, anche grazie all’esplosione dei network radiofonici privati, è il dipinto perfetto di un’epoca. Più del vinile, se ci pensate bene. Con l’avvento dell’mp3, appunto, un suo ritorno sul mercato è infattibile. Che siano molto più affidabili i CD e che i Vinili abbiano più fascino lo sanno tutti, non ve lo devo certo dire io, ma i tempi della cassettina erano i tempi della passione sfegatata per tutto ciò che girava attorno all’alta fedeltà. Per la sua imprevidibilità, appunto, e per la sua imprecisione che ti faceva badare molto di più a quello che stavi ascoltando. Le cassette le abbiamo amate ed odiate tutti quanti e si sa, quando una cosa - sia nel bene che nel male - ti emoziona… non c’è storia. O meglio, fa la storia.
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lunedì 9 gennaio 2012
C'è un tempo per ricordare, uno per lamentarsi e uno per lamentarsi di un ricordo.
Con il semplice ascolto di questa canzone riesco a sentire ancora l'odore di nafta provenire dal tubo di scarico del bus perso, la fatica provata nel ritornare a piedi a casa dal lavoro in quelle mattine umide di Novembre.
Si, una volta lavoravo anche io.
Una volta.
Walkman e acido lattico.
Finire di lavorare alle 10.00 del mattino, dopo sole tre ore, arrivare a casa alle 12.00 e alle 13.00 ritornare da dov'ero arrivato.
Bei tempi?
Senza ombra di dubbio.
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giovedì 14 aprile 2011
Happy Hour(s).
Luoghi comuni,
piazze di chiunque
per ubriaconi da
quattro soldi.
piazze di chiunque
per ubriaconi da
quattro soldi.
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Vaniloquio
mercoledì 13 aprile 2011
Loser.
Ho perso l'ironia nel secondo bicchiere di vino.
L'auto nel parcheggio dell'ipermercato.
La testa nella maglietta sbagliata.
La via appena fuori dall'utero.
L'auto nel parcheggio dell'ipermercato.
La testa nella maglietta sbagliata.
La via appena fuori dall'utero.
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giovedì 30 dicembre 2010
Verità.
Eh, la verità.
La verità è che... c'importa solo di ciò che c'importa;
che ci interessa solo di ciò che ci interessa;
che ci frega solo di ciò che ci frega.
La verità è che mi sono rotto le palle, ma a voi, a dire la verità, mi sa che non v'importa, non v'interessa e tanto meno ve ne frega.
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Vaniloquio
sabato 18 dicembre 2010
Felice di non contare un cazzo.
È vero, io scrivo (male) di musica, ne ascolto e ne compro anche un bel po'... ma non sono un esperto. Non voglio esserlo. Parlo dei miei gusti e di quello che reputo interessante per me (=che interessa a me). Non mi azzardo a dire agli altri cosa è bello e cosa no per cercare di imporre un mio pensiero, semplicemente dico cosa mi piace e cosa no solo per esprimere quello che penso dopo l'ascolto. Se ho imposto qualcosa è sicuramente l'ironia espressa in un giudizio senza peso, che non mi spettava, conscio del fatto che chi mi conosce sa che non me ne frega un cazzo. Difendo i miei gusti e i miei pareri quando qualcuno li attacca, mi limito a quello, perché ad attaccare i gusti altrui, diciamocelo, non ne cavi un ragno dal buco.
Il mio parere non è obbiettivo, ma di parte. La musica... no, non l'ascolto tutta. Solo quella che mi piace e mi va d'ascoltare.
In un mondo di persone che hanno capito tutto, oggi, questa è una colpa. O sei un esperto e ti vanti d'esserlo o il tuo parere oltre a non contare un cazzo, è inutile e senza peso. Come te, per loro.
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martedì 30 novembre 2010
Abituarsi
In un mondo dove il genio e l'intelletto muoiono suicidandosi, l'ovvio e il bietto e il triste e l'arrogante non sapere, non volere vedere o il semplice accontentarsi del meno peggio campano cent'anni. Questa è l'Italia. Accontentatevi, i prossimi saremo noi.
lunedì 29 novembre 2010
Demeriti
Noi giovani siamo una massa di ipocriti senza coglioni, smidollati e viziati. Con il principio del 'contro', ma senza fondamenta solide. Chi non sa prendere una decisione senza dare certezze a se stesso e agli altri, lasciando in sospeso le persone alle quali sta a cuore, non meriterebbe di provare alcun sentimento.
Se sei incerto in quello che fai, non ci provare nemmeno, lascia perdere: SAI GIÀ BENISSIMO CHE NON FA PER TE.
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domenica 21 novembre 2010
SE
Se sei contro: non capisci un cazzo
Oggi, se non ti adegui non sei un Italiano. Per loro devi stare zitto e subire... e guai a parlare di dittatura.
Se ti adegui: sei uno che segue la massa
C'è anche quello che, per quieto vivere, per evitare che certi rompano i coglioni - perché se certi sapessero dove hanno le orecchie, sarebbe già quello un passo da gigante - si fa andare bene tutto, ma se lo fa non va bene, perché sembra che non te ne freghi nulla. Anzi, ve lo dico io: non gliele frega proprio nulla! Figuriamoci se si mette a seguire la massa, qui poi... nel paese dell'altruismo. Bah.
Se ti astieni: sei egoista
Se non vuoi sporcarti le mani, è il rischio che devi correre. Come i lupi nel branco, chi molla è perso. Ma anche no.
Se sei un perbenista: sei un paraculo
Vero.
Se sei un altruista: te ne vanti
Se fai del bene e non te ne vanti parlandone a tutti, non sei uno che fa del bene. Ospita chi vuoi a casa, fai del bene perché un tetto questo non ce l'ha, e poi lamentati perché frega i tuoi spazi.
Se sei un introverso: sei un demente
Se non sbandieri gli affari tuoi al mondo intero, hai sicuro qualcosa da nascondere. Qualcosa di molto grave. Però è anche vero che se tutti sanno che sei un mafioso, un ladro, un bugiardo e un assassino, si giran tutti dall'altra parte. Alcuni invece ti stringono la mano sorridendo e bisbigliando "BEN FATTO!"
Se fai bene e non lo dici: sei un idiota
Se lo dici è impossibile che non ti credano. Tutti fanno bene, non c'è male che tenga. Anzi, si, c'è. Male è chi non usa il preservativo con le troie.
Se dici la verità: sei anticostituzionale
Guai, guai a voi se mai vi capiterà di far notare a qualcuno che ha sbagliato. Non esiste. Siete voi gli ingnoranti, è una questione di punti di vista. Il vostro. Infatti non conta un cazzo. A noi ci piace la figa.
Se ti fai i cazzi tuoi: sei un asociale
Nell'era dei social network non esiste chi si fa i cazzi suoi, ed è proprio vero: prima vivevi meglio. Anche se alla fine non cambia nulla: prima, per farti i cazzi degli altri, dovevi credere a tutto quello che ti dicevano, ora ci credi lo stesso, anche di fronte alle evidenze.
Se sei un asociale: IO non ti chiamo
Non date mai buca agli amici, non dite che state male o che siete giù di morale o che avete bisogno di riposare. Non lo fate! Nemmeno una volta! Siete come le cover del Nokia 3210: intercambiabili. E guai a voi se nella situazione più disperata faceste capire al vostro più caro amico che avete bisogno di una mano, di una spalla su cui piangere o qualcuno con cui parlare. Per quello c'è lo psicologo.
Se dici la tua: rompi i coglioni
Non farlo, non dirlo, non pensarci nemmeno! O me lo certifichi su carta intestata, con timbro amministrativo, impronta digitale, file audio con ammissione e testimonianza con tanto di tracciatura del DNA al seguito - se stai parlando di qualcuno e non di qualcosa - o non dire nulla di quello che sai. Che sia per sentito dire o perché lo hai letto, non è importante. Tu non dirlo, tanto non gliene frega niente a nessuno. Questa è la libertà di parola e se non ti va bene, quella è la dogana. Fuori dalle palle. Il tuo parere non conta un cazzo.
Quindi: fatti una foto e mandala a tutti
"Take it easy", fottitene che noi ce ne fottiamo. Ci vediamo in riva al fosso. E guai a chi tira in ballo a Luciano Ligabue.
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venerdì 19 novembre 2010
martedì 16 novembre 2010
Contraddittorie
Torna come la pioggia incessante del Novembre di tutti gli anni passati
Come il malcontento
Come l'incompiuto
Come il rimpianto di non aver fatto o di non aver detto
Come il non avere voglia
Come il tempo che non passa
Come quello che invece nemmeno t'accorgi che è passato
Come il dolore che provi nel tagliarti con la pagina di un libro, nell'intento di girarla
Come un ricondo stupendo che resterà comunque solo un ricordo.
Torna e, mai come in certi momenti, l'ospite indesiderato diventa indispensabile
e non vedi lo stesso l'ora che se ne vada senza lasciar la minima traccia di se.
Torna, ti ferisce e, nonostante tutto, non puoi comunque farne a meno.
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giovedì 11 novembre 2010
Mete(o)?
Da bambino ero bravissimo a giocare da solo.
In adolescenza, invece, ero bravo, ma bravo bravo a mangiare.
Di studiare non se ne parlava nemmeno per scherzo, ma ero assolutamente capace di far spendere i soldi ai miei in libri che ero bravissimo a pasticciare e a rendere inutilizzabili, così, tanto per farmi ridere in faccia dal commesso del Libraccio quando provavo a rivenderli.
Al lavoro non ne parliamo. Alla voce lavativo non c'è il mio nome, hanno direttamente messo una mia fototessera dove, per giunta, son venuto male. Per dire, ora dovrei lavorare, invece son qui a scrivere mentre mi pagano per fare altro. Cosa non lo sanno nemmeno loro di preciso, figurati io.
Non mi ritengo uno stupido (sicuro faccio male - lo so che lo avete pensato, siete scontati quanto me, coscente del fatto che state scuotendo lo stesso la testa per esprimere il vostro dissenso. Vi vedo, siete bravissimi.) e quindi ogni tanto ripenso alle cose dette nelle prime righe del post e mi chiedo "ma come sarei ora se allora avessi avuto gli stessi gusti, gli stessi bisogni, gli stessi principi, gli stessi desideri, insomma, la stessa testa che ho oggi?"
Non lo so, però so che tutte queste premesse, in venticinque anni di nulla, mi hanno portato - perdonate il gioco di parole - al nulla. O meglio, son servite a rendermi un peso per i miei che hanno pagato un sacco di soldi per un'istruzione che mi son limitato ad ignorare così da non renderli fieri del loro unico figlio, son servite a non avere un amico vero-presente-fidato e son servite a far si che sia io in primo luogo a non fidarmi di me stesso. Per mia madre sono uno stronzo, per mio padre nemmeno lo so cosa sono... e non so cos'è peggio. Per gli 'amici' sono un buffone saccente e buono a nulla, se non a lamentarsi e a voler avere l'ultima parola ad ogni costo. Non sono circondato da cattive persone, non tutti per lo meno... non parlo bene di nessuno di solito, ho solo di che lamentarmi, sempre, e di conseguenza mia madre ha ragione. Mio padre... boh. Al lavoro è meglio che non sappia cosa pensano di me, altrimenti sono finito. Anzi, forse lo so, ma voglio tenermi questo dubbio. Almeno questo. Non mi conoscono quasi per nulla e odierei profondamente il loro giudizio, quasi quanto odio loro.
Sono qui fermo che mi fisso le scarpe e mi riesce solo di investire il mio tempo pensando a un modo alternativo di allacciarle, non badando al fatto che sono sporche e che, nonostante questo, alla fine non mi son lasciato portare da nessuna parte nemmeno da loro.
Arrivando alla fine di tutto questo, dite che riuscirò ad avere finalmente una visione nitida della mia non-corsa?
Io dico di si.
Cristallina.
Ve lo chiedevo così, solo per far capire a voi chi sono
e cosa non sarò.
e cosa non sarò.
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sabato 6 novembre 2010
Bread and Punk Godparents
Parafrasando quello che dissi tempo fa all'amico Monty, che del motivo per cui scrivo questo post ne parlò a suo tempo sul suo blog, certe produzioni hanno un lavoraccio dietro e "i produttori hanno uno scopo e cioè quello di far suonare i dischi in un certo modo. Ingegneri del suono e compagnia bella sono lì per un motivo e, in quegl'anni, il motivo era il vinile".
Sono sempre stato un fissato, un estremista, uno sconsiderato per quanto riguarda l'ascolto dei dischi, in qualunque loro formato. Il mio problema più grosso è però quello che se un disco non mi conquista nel momento preciso in cui lo ascolto, viene accantonato. Questo è quello che successe con gli Stooges ormai anni fa, quando mi procurai gli mp3 dei loro primi tre lavori (o i primi due e mezzo, visto che ancora c'è gente che si chiede a chi attribuire l'ultimo Raw Power, se a Iggy come sua prima opera solista o a tutta la formazione storica degli Stooges) e, vuoi per il genere di ascolti che stavo affrontando allora, vuoi che comunque cresci e lo fai lentamente, ma ai tempi non ci fu appeal. Ricordo che ascoltai il primo omonimo e Raw Power e, in un primo momento, mi sembravano uno troppo moscio e l'altro spropositatamente distorto e di conseguenza inascoltabile per quello che allora era il mio metro di giudizio del tempo. Pensai fosse colpa del formato e pensai anche che le spese in quel periodo volevo farle per acquistare altro materiale, quindi lì'interesse andò scemando e mi dimenticai momentaneamente di loro.
Poi mi imbattei nel post del sopracitato Monty e rinacque la bramosia. Con lui mi misi a parlare della produzione di questi tre lavori, che appunto nel formato mp3 non mi dicevano nulla, ma che comunque non potevano dare giustizia a dischi concepiti, nati, cresciuti e sviluppati per il formato analogico. Quindi ci eravamo ripromessi di aggiornarci al riguardo, perché la cosa aveva un peso e andava assolutamente approfondita.
Ecco, sabato con la scusa di un'uscita discografica per me agognata come l'acqua nel deserto, mi sono ritrovato per la prima volta alla fnac di via Torino a Milano, con Cristina che, evidentemente, come ogni volta che si entra in un negozio dove sono esposti CD e LP, si dev'essere sentita sola che di più non si può. Devo ringraziarla, prima di tutto per la pazienza che mostra ogni volta nei miei confronti (divento un pazzo maniaco in quei posti) e secondo poi perché era la prima volta che mettevo piede in quel posto e, grazie a lei che mi ci ha portato, mi son sentito come il Charlie de La Fabbrica di Cioccolato: povero, poverissimo, ma felice. Mentre spulciavo avido fra gli scaffali mi sono imbattuto nello scompartimento riservato agli Stooges e ho notato che i prezzi erano più che accessibili, quindi dopo il solito "perché no?" mi sono trovato dentro al negozio con un carrellino - tipo quelli del supermercato - al seguito e tutto l'occorrente per mantenere la promessa fatta a suo tempo a Monty e a me stesso. E per diventare ancora più povero, ovviamente. Curioso il fatto che, intento a fare la fila alla cassa, guardando le copertine dei CD appena tirati su dallo scaffale noto che sul retro di The Stooges e Fun House v'è scritto: "The music on this compact disc was originally recorded on analog equipment. We have attempted to preserve, as closely as possibile, the sound of the original recording. Because of its high resolution, however, the compacr disc can reveal limitations of the source tape." mentre su quello di Raw Power leggo: "People kept asking me - musicians, kids I would see, 'Have you ever thought about remixing Raw Power?'" "Everything's still in red, it's a violent mix. The proof's in the pudding." e alla fine mi ritorna in mente appunto lo scambio di opinioni di cui sopra. Arrivato a casa, PC alla mano, mi documento e scopro che mentre per i primi due si parla solo di riversamento con 'adattamento' da analogico a digitale, sull'ultimo c'è proprio un riconfezionamento audio
Leggo anche che ne '73, quando uscì l'ultimo lavoro di Iggy con gli Stooges, il disco era pronto già mesi prima dell'uscita, solo che il missaggio non convinceva i discografici perché troppo caotico, quindi venne assoldato un certo David Bowie al mixer e il disco finalmente uscì. La versione riversata in CD però, nel 1997, venne ripresa da Pop perché, a detta sua - guarda caso rafforzando la mia teoria - non rendeva giustizia al lavoro. Dopo essermi documentato, passo all'ascolto e, come speravo, già passando da mp3 a CD il discorso cambia, non tanto per il primo lavoro (registrato di suo abbastanza basso e con sfumature non troppo nitide, anzi, decisamente cupo e sottotono per i miei gusti... senza però farsi mancare pezzi epocali, ovvio), quanto per Fun House e Raw Power che in compenso sono devastanti e ti prendono a schiaffi forti pezzo dopo pezzo. Mi ritrovo stordito sul pavimento freddo della stanza, con le casse che urlano. Adorante. Come se fossero nel mio salotto a suonare e sanguinare, come se Iggy stesse urlando a due centimetri dal mio naso. Estasi, talmente in estasi che mi ritrovo a pensare che se in CD, nonostante le premesse, questa musica riesce a rendere così tanto, non oso immaginare cosa può diventare questo sound, riprodotto 'a freddo', sul caldo vinile. La curiosità è tanta, al punto che lunedì dovrebbero arrivarmi gli LP degli ultimi due dischi sopracitati, uno (Fun House) nella ristampa del 2007 e l'altro (Raw Power) nella versione 2010, con tanto di doppio LP contenente, oltre ad un booklet dettagliato con testi, foto dell'epoca e commenti degli autori del materiale inciso, le due versioni del disco: quella di Bowie del '73 e quella di Pop del '97.
Si si, lo so. Ho detto che sono povero.
Ma che volete che vi dica, anzi, chevvelodicoaffare...
non mangerò.
D'altronde "Non si vive di solo pane..."
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martedì 5 ottobre 2010
Da grande.
Troppo piccoli per poter guidare un'auto o un motorino, troppo per poter costruire capanne nei boschi o occupare capannoni abbandonati - maledetta vecchia - e troppo, troppo piccoli per poter anche solo uscire dalla via con le biciclette.
"Ehi, ciao!" "Ciao..." "Che fai?" "Gioco..." disse dall'altra parte della rete. Lo vidi perso, maledettamente preso da quello che aveva fra le mani. Abbandonai la mia piccola graziella rosso acceso (non so come sia possibile che il primo mezzo di locomozione di un 'bambino' fosse una bicicletta da bambina... rossa per giunta, quindi non chiedetemelo) sul muretto di cinta e mi avvicinai a lui, sempre alle prese con la superficie metallica del cassone del contatore dell'acqua di casa sua; "con cosa giochi?" feci guardando con mezz'occhio lui e mezzo quello che stava facendo "con questo!" e mi mise sotto gli occhi un camioncino, uno dei tanti, con i quali giocava spesso e volentieri "me lo ha portato mio papà" "bello, cos'è?" "un bilico!". Stravedeva per quegli aggeggini, ne aveva un sacco, più o meno la media di un bambino che in genere colleziona macchinine.
Quel pomeriggio rimasi lì, con le mani e la fronte appoggiate alla rete, a guardarlo giocare per un un bel po', finché non si fece tardi e sentii urlare mia madre che mi diceva di tornare a casa.
È l'amico più vecchio che ho. Se qualcuno mi chiedesse chi è la persona che conosco da più tempo, farei il suo nome. Da bambini giocavamo quasi sempre assieme, almeno fino all'inizio della scuola. Lì la cerchia delle amicizie cambiò, o meglio, lui iniziò a farsi degli amici e io rimasi a guardare. Fino ad allora, però, era la persona che conoscevo meglio al mondo.
Di tempo ne è passato da quei giorni, di cose ne sono successe un sacco. Da bambini, almeno una volta, sarà capitato di sentirsi chiedere "E tu? Tu cosa vuoi fare da grande?" ed io, almeno allora, rispondevo "il meccanico", il lavoro di mio padre. Almeno per noi maschietti il 'papà' rimarrà sempre e per sempre l'eroe indiscusso della nostra infanzia e per lui non era diverso. La sua passione per quei giganti su ruote era nata guardando il papà, gli zii e il nonno che ai tempi facevano tutti lo stesso lavoro: i camionisti, appunto.
Come dicevo. di tempo ne è passato e di cose ne sono successe e, alla fine, purtroppo, non tutto va come ti aspetti, almeno non all'inizio.
L'altra sera, tornato da pochissimo dal lavoro, ho incrociato sua madre sulla soglia di casa e, visto che era da un sacco che non la vedevo ne la sentivo, mi son fermato a scambiarci due parole. Era un po' che non vedevo nemmeno lui e ne ho approfittato per chiederle sue notizie. Quello che mi son sentito dire in quel momento mi ha riempito il cuore di gioia. Sapevo che dopo gli studi la sua esperienza col lavoro è stata un tira e molla continuo con quello che lo soddisfaceva e quello che lo opprimeva, le poche parole scambiate in questi anni non mi hanno lasciato intendere fosse entusiasta di quello che stava facendo, ma quello che mi ha detto sua madre quella sera mi ha fatto pensare a quando eravamo bambini e si parlava dei grandi e, inutile dirlo, gli occhi hanno iniziato a inumidirsi e un brivido a farsi spazio tra le vertebre. Quella sera tornavo da una giornata, l'ennesima, passata a fare qualcosa che non mi soddisfa e non mi soddisferà mai e nella mia testa c'era spazio solo per un rumore sordo e opprimente, il suono ridondante dell'insoddisfazione. D'un tratto però, dopo le sue parole, quel rumore si è attenuato, fino a sparire completamente, per far spazio a mille pensieri ed a una gioia che non sto a dire. Un passo indietro lungo almeno vent'anni. Vent'anni, cazzo. Per molti può significare tanto e per altri niente, ma per me quella era una delle notizie migliori che abbia mai ricevuto.
"E tu, Dani? Tu cosa vuoi fare da grande?"
Per quel che vale, sono fiero di te.
E, fidati di me, lo sarebbe anche tuo zio.
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sabato 18 settembre 2010
Argomenti.
Nel 2010 non avere argomenti riesce a sua volta ad essere un argomento. Allora vorrei averne, così, per fare un po' l'anticonformista.
Vorrei, ma per ora sono più conformista io di una forma di Parmigiano Reggiano.
(Avevo solo promesso di non lamentarmi e, fino ad ora, non ci sono ancora riuscito. Come volevasi dimostrare.)
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domenica 12 settembre 2010
Vaffanculo.
Passi la metà della tua vita a scusarti, a cercare di capire dove sbagli, a cercare di capire perché si è comportato/a così con te, a sentirti in colpa anche quando di colpe non ne hai, a metterti a nudo davanti a chi, una volta che ti sei levato pure le mutande, ti fa capire che ti sei spogliato giusto per farti prendere per il culo. Passi il tempo a pensare a come possono vederti gli altri, cosa pensano di te e se alla fine potrai mai andargli bene, scordandoti però di capire se effettivamente loro possono andare bene per te. Perché ti fidi, ti fidi sempre, ti fidi comunque. Perché hai una buona fede grande come il mondo... e poi t'accorgi che il mondo va a puttane.
Bene, mi avete rotto i coglioni.
Scusa un cazzo, VAFFANCULO!
Vaffanculo a chi ha dato per scontato che io ci fossi.
Vaffanculo a chi si è sentito in diritto di dire o di far credere che io non ci fossi.
Vaffanculo a chi non alza il telefono e ti fa pesare di non averlo fatto tu per primo.
Vaffanculo al tacito assenso.
Vaffanculo al "chi disprezza compra".
Vaffanculo a chi pensa che tutto gli sia dovuto.
Vaffanculo a chi pensa di non sbagliare mai.
Vaffanculo a chi non tira uno schiaffo a suo figlio da almeno un decennio e poi si lamenta dei giovani d'oggi.
Vaffanculo a chi si si sente in diritto di darti un parere oggettivo, quando l'unica cosa oggettiva è che chi hai davanti, brutto idiota, alla fine è un perfetto sconosciuto del cazzo, che NON PUOI giudicare.
Vaffanculo all'ultima parola; cazzo, la voglio io l'ultima parola.
Vaffanculo all'età e a chi si sente in diritto di dirti che "hai vent'anni, cosa vuoi saperne tu della vita?"
(Vaffanculo, prenditelo tu il cancro a diciott'anni, poi ne riparliamo di cosa posso o non posso saperne del dolore, stronza puttana.)
Vaffanculo alla meritocrazia, perché tanto qui i meriti li ha solo chi si inginocchia e succhia cazzi per un fottuto posto fisso, e magari non sa nemmeno fare le punte alle cazzo di matite.
Vaffanculo a te che pensi che la soluzione sia la violenza.
Vaffanculo al buonismo; se mi stai sul cazzo non posso nascondertelo, sarei un ipocrita... e poi, vuoi mettere la soddisfazione?
Vaffanculo al saccente di turno, quello che non sa accettare una critica eppure passa più tempo lui dell'Adamo di Michelangelo a puntare il dito contro Dio, pensando di poterne sapere più lui.
Vaffanculo quello che non ammetterà mai di aver torto, quando un'ammissione di colpa avrebbe salvato persino Satana.
Vaffanculo ai datori di lavoro che lasciano il 50% o più dei dipendenti in cassa integrazione per mesi per poi assumere gente con contratto a termine e guadagnarci.
Vaffanculo al ricco che diventa sempre più ricco e al povero che vota Berlusconi.
Vaffanculo a chi crede che la risposta alla violenza sia la violenza stessa, quando alla fine, si sa, la benzina, dacché mondo è mondo, si spegne col gasolio, no?
Vaffanculo ai perbenisti della domenica, quelli che fanno la morale agli altri e sono i primi a tradire la moglie - quando non la menano - a pagamento o a non cagare i figli, per poi lamentarsi perché crescono irrispettosi e disobbedienti.
Vaffanculo ai tifosi del calcio che ormai è una pallida imitazione da milioni di euro di quello che una volta era il gioco più bello del mondo, dove ogni domenica, se è possibile, ci scappa il morto o l'incendio o comunque una rissa per colpa del morto o dell'incendio; dove ogni domenica ci si scorda che è un gioco e non una guerra dove più tifosi picchi e più sei forte, perché pare che si dimentichino con sono le squadre a giocare una contro l'altra e non loro.
Vaffanculo ai vecchi che spendono tutti i soldi della pensione in gratta e vinci; MA IN TUTTI QUESTI ANNI, CHE CAZZO VI HA INSEGNATO LA VITA?!
Vaffanculo ai tifosi del calcio che ormai è una pallida imitazione da milioni di euro di quello che una volta era il gioco più bello del mondo, dove ogni domenica, se è possibile, ci scappa il morto o l'incendio o comunque una rissa per colpa del morto o dell'incendio; dove ogni domenica ci si scorda che è un gioco e non una guerra dove più tifosi picchi e più sei forte, perché pare che si dimentichino con sono le squadre a giocare una contro l'altra e non loro.
Vaffanculo ai vecchi che spendono tutti i soldi della pensione in gratta e vinci; MA IN TUTTI QUESTI ANNI, CHE CAZZO VI HA INSEGNATO LA VITA?!
Vaffanculo al fumatore che piange miseria e si lamenta del costo delle sigarette. IDIOTA! Siete l'unica classe di imbecilli che PAGA per farsi ammazzare lentamente e leva il cibo di bocca ai figli per un vizio del cazzo.
Vaffanculo a quest'Italia tutta Fiat 500, cinque mojito a sera, cocaina, reality show e debiti fino al buco del culo.
Ma chissenefrega se a fine mese non ho i soldi per il mutuo o per la spesa, l'importante è la lampada del venerdì e il cocktail da dieci euro il sabato sera... VAFFANCULO!
Vaffanculo all'orgoglio gay, perché ora la parità è diventata supremazia dell'omosessuale e le persone per bene, quelle che sono omosessuali, che non rompono i coglioni e non vanno in giro vestiti che manco a carnevale, devono essere discriminate per colpa di fanatici di merda.
Vaffanculo all'eterosessuale con la tessera punti "oh, quella me la son fatta ieri sera... stasera punto alla sua amica"
Vaffanculo agli animalisti, che sono esponenzialmente superiori agli umanisti oggi e se picchi un cane sei un criminale, se butti un bambino a pezzi nel cesso o nel cassonetto sei da aiutare.
Vaffanculo a chi ha letto le ultime righe e ha pensato anche solo per un attimo che io sia omofobico e che odio gli animali.
Non avete capito proprio un cazzo, VAFFANCULO!
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giovedì 9 settembre 2010
Addio.
Ad Antonio. Con lui se ne va uno degli ultimi pezzi felici di un'infanzia che poteva esserlo di più, ma che, anche grazie a lui, non è stata poi tutta da buttare. Grazie.
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giovedì 12 agosto 2010
E non l'ho fatto
Sono due anni oggi e ancora non riesco a perdonarmi per le volte che avrei potuto chiamarlo e non l'ho fatto, le volte che sarei potuto andare a trovarlo... e non l'ho fatto. Non riesco a perdonarmi per tutte le volte che avrei potuto fargli sapere quanto gli volevo bene, invece di dare per scontato che per me ci sarebbe sempre stato. Sono passati due anni da quando non c'è più, da quando se n'è andato senza alcun preavviso; cinque dall'ultima volta che l'ho visto... in lacrime.
"Torna. Se non ce la fai con i soldi perché costa troppo, vieni lo stesso. Non preoccuparti, te lo pago io il viaggio... ma torna" - le ultime parole che mi ha detto, l'ultimo abbraccio.
Due, forse tre telefonate in tre anni e quello che riuscivo a dirgli - me ne vergogno, Dio se me ne vergogno - era più inutile e vuoto di qualsiasi cosa voi possiate pensare. Colpa della mia maledetta incapacità ad esprimermi con in mano una cornetta? Colpa della mia svogliatezza? Colpa della mia immaturità? Non so quale sia la colpa più grave, so solo che mi manca; mi manca tantissimo e non so quanto male farà tornare lì e capire che non c'è più, che l'ho perso e non ho potuto nemmeno dirgli addio. Gli devo più di quanto abbia mai immaginato e me ne accorgo solo ora, proprio ora, quando ormai è troppo tardi e non potrò mai più dirgli grazie.
Non so quanto tempo passerà prima che questo vuoto riesca a colmarsi, ma so che fino ad allora non riuscirò a perdonarmi; e mi viene da piangere per tutto quello che avrei potuto fare per lui e non l'ho fatto, tutto quello che avrei potuto dirgli e non gli ho detto.
No, non ci riuscirò.
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